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Il Romics, la fiera romana del fumetto, si è da poco conclusa. Nella giornata di sabato 6 aprile 2019 c’è stato un incontro davvero interessante con tre grandi protagonisti della storia del fumetto Disney: Giorgio Cavazzano, Luciano Gatto e Marco Gervasio (inizialmente doveva esserci anche Carlo Panaro, ma a causa di un imprevisto dell’ultimo momento non è riuscito ad essere presente). A condurre l’incontro e a porre le domande c’è stato il bravissimo Mario Bellina, autore e sceneggiatore televisivo.

L’incontro con questi tre grandi maestri è stato, come ci si poteva aspettare, estremamente interessante e ricco di spunti. E la nostra redazione non poteva lasciarselo scappare. Ecco a voi cosa hanno raccontato durante l’incontro!

Alla scoperta di Paperi e Topi

Mario Bellina: Prima domanda: come avete cominciato?

Luciano Gatto:  A me è sempre piaciuto disegnare, da ragazzino disegnavo su tutti i fogli bianchi, ma sono nato nel 1934, e di fogli di carta ce n’erano pochi.
Da grandicello, stavo servendo nell’osteria di famiglia al banco nelle ore di calma, quando passa un cliente e mi dice: “C’è il disegnatore Romano Scarpa”. Da piccolino amavo imitare le tavole di Floyd Gottfredson, e ho mostrato alcuni dei miei disegni a Scarpa, il quale ha visto una buona mano e mi ha detto: “Perché non provi col pennello?” Io ho provato. Passato un po’ di tempo, sono andato a mostrargli alcuni dei miei nuovi disegni, e allora sono diventato inchiostratore di Romano Scarpa.
Successivamente ho preferito lasciare il ripasso perché mi piaceva disegnare, e dopo un anno o poco più ho lasciato Romano passando il mio ruolo ad altri, anche se poi nel tempo ho ripreso ad inchiostrare qualche volta, quando Romano ne aveva bisogno.
Il diciotto febbraio del 1958, ben sessantuno anni fa, il direttore Mario Gentilini mi ha invitato a Milano: sono andato di corsa, mi han dato la prima storia, ed è cominciata la mia attività.

Giorgio Cavazzano: Beh, il mio è stato un po’ un segno del destino, perché in famiglia c’era già un disegnatore di fumetti, mio cugino Luciano Capitanio, quindi durante le vacanze scolastiche andavo a fare le squadrature delle sue pagine. Però la svolta l’ho avuta quando avevo tredici anni. Per la prima volta, nello studio di mio cugino c’era un numero di Topolino,  su cui c’era una storia disegnata da un autore che non conoscevo, ma di cui mi colpì particolarmente il tratto. La storia era Zio Paperone e le lenticchie di Babilonia (https://inducks.org/story.php?c=I+TL++250-AP n.d.r.).Chiesi a mio cugino se conoscesse questo disegnatore, e lui mi disse che si chiamava Romano Scarpa, abitava a Venezia, ma lui non sapeva dove. Allora ho iniziato a sezionare Venezia in quartieri, andavo dal farmacista, dal macellaio, e chiedevo:” Scusi, lei conosce Romano Scarpa?”. Questa cosa è andata avanti per mesi; provai persino a telefonar a tutte le persone che sull’elenco telefonico rispondevano al nome Scarpa, ma a Venezia ce ne erano troppe. Il caso volle che in un vaporetto, mentre portavo dei disegni di mio cugino a lui, incontro dei miei coetanei che vedendomi con la cartella mi chiedono di mostrargli i disegni che conteneva. Questi disegni iniziano a fare il giro del vaporetto in un giorno d’estate in cui era stracarico di turisti e vacanzieri. A un certo punto viene avanti una signorina, che mi dice:” Sono molto belli questi disegni, li ha fatti lei?”. Io mentii, dissi di si. E lei allora disse di essere la fidanzata di Romano Scarpa. Io prima di svenire mi sono fatto dare il numero di telefono.
Scesi dal vaporetto e chiamai subito Romano, che mi disse di conoscere Luciano Capitanio, e chiese a me cosa facessi. Io mentii di nuovo, dicendogli che inchiostravo e passavo a china, erano cosa che facevo appena. E allora lui mi disse che era alla ricerca di un collaboratore perché il suo se ne era andato una settimana prima. Allora andai nello studio di Romano Scarpa e lui mi fece fare una piccola prova. Così diventai inchiostratore di Romano.
Ma anni dopo feci una scoperta: per i miei sessant’anni mia moglie organizzò a mia insaputa una mostra a Venezia. Il giorno successivo mi telefonò il parroco di Jesi, Don Paolo Donadelli, e mi disse che aveva una storia da raccontarmi. Mi disse che non sarei mai diventato inchiostratore di Romano Scarpa, se non fosse stato per la sua decisione di farsi prete. Infatti era lui l’allievo di Scarpa che se ne era andato, lasciandolo alla ricerca di un sostituto. Insomma, se Don Paolo non avesse ricevuto la vocazione, io non sarei mai stato allievo di Romano Scarpa!
Quando racconto la storia del vaporetto, tutti guardano il mio sedere. Ma quando racconto questa di storia, tutti guardano verso l’alto.

E così diventai ufficialmente il suo inchiostratore. Ma qualche volta anche il qui presente Luciano Gatto telefonava a Romano, così sono passato anche sotto la sua scuola, e l’inchiostrazione di Luciano è stata un’esperienza molto importante, perché Luciano ha sempre avuto un disegno molto vivace, e la meticolosità del suo segno, della sua matita, era talmente perfetta che io non potevo sbagliare nulla. Dopo tanti anni di collaborazione però sentii il desiderio di diventare disegnatore, quindi chiesi a Romano di organizzarmi un incontro con l’allora direttore Mario Gentilini. Fissato l’appuntamento andai a Milano. Durante l’appuntamento il direttore mi chiese di disegnargli un papero: feci il disegno più brutto della mia vita, non ne ho mai fatti altri così brutti.

Comunque io, noi veneziani, dobbiamo veramente tanto al maestro Romano Scarpa che ha saputo, almeno per me, creare l’attenzione e il senso del rispetto verso il lettore.

Marco Gervasio: Io disegno fin da piccolo, come tutti noi qui, però ho iniziato più tardi di loro perchè ho avuto una strada un po’ più strana, mi sono anche laureato in Economia e Commercio (questa laurea però mi fa disegnare i dollari di Paperone come nessun altro). Subito dopo mi sono iscritto alla Scuola Romana dei fumetti, dove ora insegno. La fortuna ha voluto che in una fiera romana che si tenne alcuni anni fa venne Giovan Battista Carpi, direttore dell’Accademia Disney; qui vide le mie tavole, e gli piacquero molto. Mi organizzò un incontro a Milano, e per farla breve mi fece fare l’Accademia Disney anche se in modo esterno. Rimasi a Roma, ma ogni tanto salivo a Milano per mostrargli i miei lavori, poi presi il diploma e un anno dopo iniziavo la mia prima storia con Topolino, una storia breve che si chiamava Paperi nel pallone, ed io ero nel pallone in tutti i sensi perché ero passato dalla laura in Economia e Commercio, passando per il vigile del fuoco, a fare quello che avevo sempre voluto. Devo dire che, Giorgio lo sa, senza di lui non sarei sicuramente arrivato a questo punto, non sarei qui adesso, proprio perché io ho come riferimento di stile il suo mentre inizialmente mi ero rifatto a Giovan Battista Carpi, un autore enorme, il cui solo nome è memorabile, però era più lontano dalle mie corde, sicuramente più moderno sebbene entrambi bellissimi, però Giorgio ha avuto il valore di modernizzare il classicismo disneyano e avere un riferimento del genere mi ha aiutato a evolvere un pochino più velocemente. Sicuramente ha contato tantissimo. Ma anche le storie di Luciano hanno formato il mio essere disegnatore. Ho iniziato a leggere Topolino quando loro già lo disegnavano.

Luciano Gatto: Noi non siamo esenti dall’osservare il disegno degli altri. Indirettamente tutto ci influenza. Ciò che osserviamo lo facciamo nostro e lo modifichiamo alla nostra maniera, come è giusto che sia.

Marco Gervasio: Certo! Comunque, per continuare il mio discorso, le persone che ora ho accanto erano i miei miti, e il solo fatto di essere qui accanto a loro e di poterli considerare amici, per me è molto importante.

Luciano Gatto: Siamo amici.

Marco Gervasio: Esatto. E’ una cosa che ancora mi sorprende.

Giorgio Cavazzano: Sorprende anche noi la tua amicizia. Nel nostro mondo, ognuno sa quanto vale l’altro, non c’è invidia. C’è molta collaborazione, e questo è un aspetto molto importante, lavorando per lo stesso giornale.

cavazzano

Mario Bellina: Avete già in parte risposto alla seconda domanda, volevo infatti chiedervi quali sono i vostri modelli Giorgio, quali sono i tuoi modelli, escludendo Romano Scarpa?

Giorgio Cavazzano: Modelli ne ho molti. Son talmente tanti che mi hanno ispirato e incuriosito, che è impossibile elencarli tutti! Dico sempre ai ragazzi che è importante la curiosità, l’interesse nel voler capire cosa hanno fatto gli altri. E’ fondamentale copiare, copiare, copiare, successivamente studiare, studiare, studiare, osservare tutte le persone che passano e capire cosa indossano, come camminano, come si comportano.

Mario Bellina: Visto che voi siete un po’ la storia del fumetto, che non è solo Disney, sapete bene che il fumetto è cambiato tanto. Come avete vissuto voi i vari cambiamenti di stile?

Luciano Gatto: Bisogna cercare altre strade. Io ho guardato nel campo del fumetto, e guardando ho cominciato ad avere un confronto con altri autori, però mi sono basato più su me stesso che sugli altri. Certamente guardo anche altri disegnatori, però mi son ristretto forse un po’ troppo nel mio campo, ma questo mi è bastato, mi ha portato avanti fino ad adesso, e non ci rinuncio.

Giorgio Cavazzano: Il momento d’evoluzione l’ho avuto quando ho stipulato un contratto con l’Algida, che è durato vent’anni. Io dovevo disegnare, fare dei pannelli, con l’immagine dei vari gelati. Venni a Roma per capire cosa dovevo fare, e il direttore artistico mi disse che avevano bisogno di ritrarre la golosità, il desiderio. Dopo vari studi e vari tentativi, andai in libreria e comprai tutti i libri di illustratori che si occupavano di questo, di realizzare in un certo senso il desiderio, che è una cosa veramente difficile. Però mi è servito per realizzare le copertine dei fumetti, in cui ho inserito tutti gli elementi che mi sono stati utili in quel caso lì.
Quando dovevo studiare un personaggio d’animazione, doveva essere semplice e molto elementare. Facendo tesoro di questa esperienza e di questa valanga di aspetti creativi, mi sono reso conto che tutto questo mi appartiene.

Mario Bellina: Marco, si può dire che la tua evoluzione è legata al personaggio di Paperinik, o è sbagliato?

Marco Gervasio: Sì, sicuramente Paperinik per me è stato un punto di svolta importante, perchè oltre ad essere il mio personaggio preferito e che ho amato alla follia fin dalla prima storia di Guido Martina, come personaggio ha fatto sì che io non soltanto desiderassi disegnarlo, anche parlare e scrivere di lui. E’ stata un po’ la molla che mi ha fatto diventare sceneggiatore, oltre che disegnatore. Sono più vicino al diabolico vendicatore che al PK che tutti conosciamo, che è una visione più legata ai fumetti Marvel supereroistici.

cavazzano intervista

Mario Bellina: Come è stato inserirsi nella continuity di Paperinik, se di continuity si puà parlare?

Marco Gervasio: In un certo senso la mia continuity riprende da dove l’ha interrotta Martina. Il Paperinik degli esordi è Paperino che si vendica delle angherie e dei soprusi dei parenti o di altri personaggi, e quindi diventa Paperinik, che per me non è il supereroe, non è Spider Man, ma è Paperino, Paperino Mascherato. La mia continuity quindi riprende da lì, senza per questo voler sminuire il lavoro di grandi autori che hanno una visione differente.

Mario Bellina: Luciano, in tutti questi anni come sono cambiati questi Paperi e questi Topi?

Luciano Gatto: Da parte mia continuo a farli come li ho sempre fatti. Certamente in base alle trame che mi danno, perché ogni trama deve sempre seguire il filo logico che gli viene dato dall’autore della storia. Ma ho sempre seguito quel filo cercando di interpretarlo alla mia maniera. Io comunque mi rifaccio sempre a Floyd Gottfredson, perché sono un amante di quel tipo di disegno e di quel tipo di avventura.

Mario Bellina: Giorgio, qual è stata l’evoluzione dei personaggi dal tuo punto di vista?

Giorgio Cavazzano: E’ cambiato il mondo, e i personaggi crescono grazie ad autori e disegnatori che apportano sempre qualcosa di nuovo. Noi in Italia abbiamo un grande disegnatore, Stefano Intini, che in Italia non è considerato come dovrebbe, ma in Francia i francesi hanno acquisito tutte le modifiche e le espressioni apportate da Stefano Intini. Quando noi abbiamo la fortuna di avere questi autori, come Corrado Mastantuono, Stefano Turconi, è inevitabile che ci sia un progresso grafico, stilistico, interpretativo, e così anche per quanto riguarda le sceneggiature. Siamo passati da un’immagine statica a un’immagine cinematografica, televisiva, con un dialogo estremamente ridotto. E’ inevitabile seguire il percorso della vita di questo momento.

Mario Bellina: Partendo proprio dall’evoluzione, ogni tanto viene fuori, per fortuna, qualche nuovo personaggio, penso a Fantomius, penso a Rock Sassi. Come nascono i nuovi personaggi? Sono personaggi che vi richiede l’editore, o sono personaggi che vengono fuori da comprimari che poi acquisiscono una loro identità?

Marco Gervasio: Nel caso di Fantomius, io mi son sempre chiesto una cosa: Paperinik scopre il diario segreto di Fantomius, ma chi è questo Fantomius? Cioè non si sapeva assolutamente nulla di lui.
Da ragazzino ero fortemente attratto da questa figura mascherata, era qualcosa che mi incuriosiva, e dal momento che col passare del tempo nessuno ne parlava, a un certo punto ho proposto alla redazione di buttare giù qualche cosa. La proposta era di fare una serie, e in un mese ho realizzato quattro storie. Allora non pensavo di arrivare alla venticinquesima, a cui sto lavorando in questo momento: alla fine è andata talmente bene che la serie ormai ha preso piede e questo personaggio ha destato l’attenzione non solo degli adulti, ma anche dei ragazzini, così come il personaggio della fidanzata di Fantomius, Dolly Paprika, di cui ho curato molto i vestiti in pieno stile anni Venti, ha interessato moltissimo anche le ragazzine, e questa è stata la mia sorpresa.
E’ molto importante che i lettori si divertano nel leggere le storie, la cosa principale è che il lettore legge e gli venga voglia di leggere il Topolino seguente, perché le storie che lo hanno divertito spera si trovino anche nel Topolino seguente. Noi vogliamo divertire il lettore: questo è alla base di tutto, se noi riusciamo in quello, se aumenta anche un solo lettore, io, come tutti, mi sento soddisfatto, per me è una vittoria.

Mario Bellina: E Rock Sassi?

Giorgio Cavazzano: Rock Sassi è un’invenzione di Tito Faraci. L’idea di Tito è nata con una sua sceneggiatura, che un giorno arriva sulla mia scrivania: questa sceneggiatura era bellissima, aveva tutta una serie di intrecci molto difficili, ma perfettamente incastrati. Sulla sceneggiatura c’era il suo numero di telefono. Telefonai a Tito, ma mi rispose sua moglie, che me lo passò. L’avevo chiamato per fargli i complimenti, perché aveva creato questo nuovo carattere, Rock Sassi, questo durò un po’ tonto. E’ una spalla che funziona benissimo.

Mario Bellina: Un’ultima domanda: Luciano, nella storia del fumetto è stato molto importante il tuo Eta Beta, quali sono le sue caratteristiche? Qual è la tua personificazione di Eta Beta?


Luciano Gatto: Beh, Eta Beta è un personaggio creato da Floyd Gottfredson: è un personaggio fuori dal mondo, un personaggio che presenta caratteristiche ben precise. E’ sicuramente quello che mi ha dato la possibilità di esplorare con maggior libertà l’universo di Topolino.

Trascrizione a cura di Giulia Donatelli

Giulia Donatelli

Nasce in Molise nel 1996 e dal 1996 non ne può più di sentire battute sull'inesistenza del Molise. Unica erede del patrimonio topolinesco di famiglia, cresce sognando di assaggiare le frittelle di Paperino e da grande scopre di non essere la sola. La sua grande missione per la pagina? Portare sulle vostre tavole le pietanze dei fumetti Disney: la sua rubrica Ventenni Peperoni nasce proprio per questo. Scrive e supervisiona articoli e di tanto in tanto collabora per Ventenni Chiacchieroni.
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