La mia prima volta (Ep.4): Il mistero di Macchia Nera

Locandina

Trama: Un ladro sfuggevole e pericoloso di nome Macchia Nera si aggira per la città. Il suo modus operandi è il furto di macchine fotografiche,che vengono poi distrutte senza apparente motivo. Toccherà a Topolino catturare il ladro e scoprire la verità.

Soggetto e disegni: Floyd Gottfredson 

Sceneggiatura: Merril De Maris

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Perchè è una “prima volta”? È la storia d’esordio di Macchia Nera e del commissario Basettoni.

Sequenza iniziale: Macchia Nera e le atmosfere tenebrose

Macchia Nera

Una differenza notevole rispetto al periodo di Ted Osborne è legata all’atmosfera. Se il precedente sceneggiatore prediligeva storie di stampo avventuroso, Merril De Maris opta per un approccio noir/hard boiled. Le atmosfere, di conseguenza, diventano più lugubre e inquietanti. Il villain della storia è importante perchè rappresenta al meglio tale aspetto. L’esempio più eclatante è la sequenza iniziale, dove vediamo Topolino seguito, senza accorgersene, da un individuo incappucciato. In seguito scopriamo che una persona dalle stesse fattezze imperversa per la città ed è talmente astuto da lasciare biglietti di avvertimento senza farsi notare. Infine, Macchia Nera dimostra di sapere già dell’esistenza di Topolino, tenendo d’occhio da tempo la centrale di polizia; quest’ultimo dettaglio lo potevamo capire sin dall’inizio della storia. L’intero inizio della vicenda è una perfetta dimostrazione della concezione hitchcockiana della suspence, secondo la quale lo spettatore rimane in tensione conoscendo preventivamente i retroscena della vicenda, invece che venendo sorpreso da rivelazioni inaspettate.

Le trappole: non un banale escamotage

Nel momento in cui Macchia Nera entra in azione, possiamo notare un altro aspetto affascinante del personaggio. In genere i criminali a sangue freddo si limitano semplicemente a utilizzare mezzi pratici e veloci per uccidere i propri avversari (ad esempio sparandogli un proiettile in testa). Con lui, invece, la situazione è diversa: predilige catturare la vittima e sottoporla a delle trappole tanto articolate quanto mortali. A prima vista lo si potrebbe identificare come un pessimo e poco credibile tentativo di dare costantemente una possibilità di salvezza al protagonista. Tuttavia, Gottfredson e De Maris non sono autori mediocri: dietro a questa scelta si cela, in realtà, quello che, probabilmente, è il tratto più ambiguo di Macchia Nera. Infatti, come ci verrà rivelato alla fine della vicenda, il villain ha un unico ma grande difetto: ha il coraggio di uccidere, ma non ha il coraggio di veder morire colui che uccide. Questo è il motivo per cui crea trappole create apposta per eliminare il protagonista mentre lui non è presente.

Un avversario astuto per un protagonista astuto

L’astuzia di Macchia Nera è probabilmente l’elemento che offre una sfida effettiva a Topolino. In questa storia il protagonista è al massimo della sua forma, poichè sottoposto ad un’impresa in cui la sua astuzia è messa totalmente alla prova. A causa della pericolosità del criminale, Topolino deve giocare al suo stesso gioco e batterlo sul tempo per recuperare ciò che Macchia cerca. La cosa più interessante è che, in barba al classico stereotipo dell’eroe perfettino, qui l’eroe arriva a compiere azioni non proprio pulite al fine di raggiungere lo scopo. Sicuramente è una delle storie che meriterebbero di essere consigliate a chi vuole conoscere il personaggio.

In conclusione

Si tratta di un caposaldo della storia del fumetto Disney. È una storia imprescindibile per gli amanti della storie di spionaggio a fumetti e per chi vuole conoscere uno degli antagonisti più carismatici di Topolino.

Guido Romeo

Immagini © Disney

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