La storia Zio Paperone e le sette città di Cibola può essere considerata, per certi versi, come quella che ha definitivamente spianato la strada alle numerosissime storie successive con protagonisti Zio Paperone e i nipoti e incentrate sulla ricerca di mitici tesori nascosti

 

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La splendida illustrazione delle sette città, ammirate dai paperi a bocca aperta

 

Scritta e disegnata da Carl Barks nel 1954, narra della ricerca, da parte di Zio Paperone e nipoti, delle leggendarie sette città di Cibola, un luogo leggendario descritto per la prima volta dal frate francescano italiano Marco Da Nizza.

I fatti storici

Marco da Nizza giunse sul continente americano nel 1531, prendendo parte alla spedizione di Francisco Pizarro in Perù che portò alla distruzione dell’Impero Inca (su tale spedizione è incentrata anche un’altra storia di Barks, Zio Paperone e l’oro di Pizarro). Cinque anni dopo giunse nella zona dell’odierno Nuovo Messico, agli ordini del viceré Antonio De Mendoza. Egli incaricò il frate di indagare su tutte le presunte ricchezze contenute nelle città nel nord del Messico. Secondo l’esploratore spagnolo Álvar Núñez detto Cabeza de Vaca infatti superavano di gran lunga quelle delle città azteche conquistate da Cortes. Così nel 1539, lasciò la frontiera di Compostela e si diresse verso le terre inesplorate a Nord. Viaggiò per alcuni mesi, assieme ad un altro sacerdote di nome Honorato, e ad un esploratore africano noto come Estebanico. Secondo quanto riportano alcune fonti, quest’ultimo fu mandato dallo stesso Marco Da Nizza ad esplorare la regione più settentrionale della zona, mentre il frate aspettava il ritorno di una delegazione di esploratori inviata ad occidente.

Le sette città di Cibola

Estebanico, che si era costruito grande fama presso i nativi, anche grazie alle sue origini berbere, apprese per primo da informatori nativi l’esistenza delle 7 città di Cibola, delle città interamente lastricate d’oro. Eccitato dalla notizia, Estebanico inviò uno dei suoi uomini ad informare Marco Da Nizza, mentre lui decise di proseguire per le città, scortato dagli Zuni, gli indigeni locali. Man mano che l’esploratore e il frate passavano di villaggio in villaggio, per arrivare alla strada di Cibola, ricevevano dagli indigeni indicazioni contrastanti. Quando infatti venne chiesto ai locali se ci fosse oro in quella zona, essi risposero che l’oro si trovava in realtà ad est. Informazione riportata per iscritto anche nella “Relacion” che Da Nizza consegnò al viceré spagnolo terminata la spedizione. La cosa che però non spinse a desistere Estebanico e Da Nizza furono le dichiarazioni di altri indigeni e il ritrovamento di turchesi incastonati nelle porte di alcuni villaggi. Il viaggio continuò senza intoppi fino a quando Estebanico non fu ucciso dagli Zuni a seguito di una lite. Da Nizza, che era rimasto indietro di alcuni giorni rispetto al berbero, riuscì a giungere fino alle porte della fatidica città, ma preferì non entrarvi, limitandosi ad osservarla da una collina non troppo lontana.

Nel rapporto da consegnare al viceré spagnolo, però, il frate italiano non scrisse mai di “gioielli o di strade lastricate in oro”. Osservò invece la verticalità delle case della città e le ben costruite cinte murarie in mattoni rossi.

 

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Una delle poche cinte murarie di Cibola rimaste ancora in piedi. Notare la precisione di Barks nel disegnarle con minuzia quasi scientifica

Le origini della leggenda

Da Nizza fece ritorno a Città Del Messico nell’agosto del 1539, ma cosa riferì davvero al viceré? Questo è indubbiamente l’aspetto più intrigante e misterioso di tutta la vicenda. Egli consegnò sì il rapporto scritto a De Mendoza, ma fu comunque interrogato al suo cospetto. Non abbiamo testimonianza scritta di quell’interrogatorio ma viene spontaneo da pensare che solo in quella circostanza il frate possa aver menzionato le immense ricchezze di Cibola. Infatti, il viceré incaricò poi Francisco Vazquez De Coronado di organizzare una spedizione militare per appropriarsi delle ricchezze della città ed ordinò a Da Nizza di accompagnarlo. Giunti sul posto, De Coronado e i suoi riscontrarono che non vi era alcuna città colma di preziosi e lastricata in oro, ma solo dei villaggi abitati dagli Zuni. Gli uomini di De Coronado, furiosi con il frate, cercarono di ucciderlo, e così De Coronado decise di rispedirlo in Messico con disonore.

Il mistero di Cibola

Ora, non è chiaro se il disonore dell’italiano sia stato meritato o meno: le versioni di cosa egli abbia effettivamente riferito oralmente al viceré sono molteplici. Per alcuni storici il frate ha vaneggiato le città d’oro (probabilmente per non sfigurare davanti al viceré oppure per far colonizzare la zona settentrionale e convertire gli indigeni). Altri invece sostengono che il frate si sia limitato a confermare quanto scritto nella “Relacion”. Ma in questo caso allora perché il viceré avrebbe egualmente indetto una spedizione? E perché il frate avrebbe accettato egualmente di aggregarsi, conscio che non avrebbero trovato niente? La risposta, in questo caso, va ricercata nelle reali intenzioni del viceré De Mendoza. Secondo alcuni storici egli aveva come unico scopo ottenere informazioni dettagliate riguardo la parte nord occidentale del Messico. Avrebbe così avuto modo di colonizzarla prima di Hernan Cortes e guadagnare maggiore prestigio nei confronti della Corona Spagnola.

Altre versioni condannano invece l’avidità dello stesso viceré che avrebbe voluto testardamente organizzare una spedizione, forse influenzato dalle varie voci che circolavano a proposito. O perché irretito dai turchesi incastonati nelle porte delle case citati da Da Nizza (gli Zuni usavano i turchesi per propiziare la buona sorte). Il viceré ignorò però, sbagliando, che gli indigeni locali sostenevano l’oro si trovasse in realtà ad est (dove verrà effettivamente trovato qualche secolo più tardi).

La versione dei paperi

Nel fumetto di Barks (che fu informato della leggenda da un suo amico, Al Koch), invece, i paperi ovviamente trovano le sette città di Cibola. Seguendo una pista indiana disseminata di punte di freccia che intendevano inizialmente rivendere, le città vengono ritrovate anche grazie al diario di bordo di un navigante realmente esistito: Francisco De Ulloa. Esploratore spagnolo a capo di una delle flotte di Hernan Cortes, esplorò il golfo della California tra il 1539 e il 1540, anno in cui sparì in circostanze misteriose.

Nel fumetto, Barks collega astutamente la sua sparizione al presunto ritrovamento delle sette città, da parte sua e dei suoi uomini. Trascinati da un’onda anomala infatti, De Ulloa e i suoi uomini giungono con tutta la nave nell’entroterra. Qui scorgono le sette città, annotando tutto sul diario di bordo della nave che viene trovato dai paperi. Grazie ad esso, Paperone e i nipoti riescono a scoprire l’ubicazione delle sette città. Non viene però riferito cosa sia successo al navigante spagnolo e al suo equipaggio una volta arrivati a Cibola. Barks ci mostra solo le loro armature, poi indossate dai bassotti che pedinano i paperi durante la ricerca. Inoltre, nella storia, gli abitanti autoctoni della città sono morti tutti a causa di una misteriosa epidemia.

Tra storia e mito

La storia di Barks è eccezionale non solo in quanto ottima coniugazione di storia e mito, ma anche in quanto decisivo spartiacque della vita di Paperon de Paperoni. È in questa storia infatti che il papero scozzese riscopre la passione per l’avventura che lo ha reso “il più avventuroso del mondo”, allettato come sempre dalla possibilità di guadagnare rivendendo punte di freccia. Dopo questa storia seguiranno autentici capolavori come Zio Paperone e le miniere di Re Salomone, Zio Paperone e il tesoro di Marco Polo e molti altri aventi come trama principale le avventure di Paperone e nipotame.

 

Immagini © Panini Disney,

Fonti: https://www.psi.edu/

Paolo de Angelis