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L’abilità degli autori nelle parodie Disney

C’è qualcosa che va assolutamente riconosciuto alle parodie a fumetti Disney che trasfigurano da anni, in modo esilarante, classici letterari, classici del cinema, e celebri prodotti pop come le serie tv. Ovvero la capacità di cogliere il cuore pulsante di un prodotto e di saperlo reinterpretare, con l’irresistibile simpatia di paperi e topi, anche qualora abbia dei contenuti palesemente indirizzati agli adulti.

Un target come quello del fumetto Disney, che da sempre si presenta non necessariamente ed esclusivamente dedicato all’infanzia, ma di sicuro obbligatoriamente fruibile ad ogni età, non può mostrarsi inclusivo nei confronti di situazioni che implichino la morte, soprattutto se violenta, l’omicidio, la sessualità, ecc. Proprio per questo le parodie Disney sono a mio parere ancora più meritevoli di lode: perché gli autori, anche qualora si debbano confrontare con prodotti narrativi originali ricolmi di tali eventi, riescono ugualmente a creare storie a fumetti che restituiscono tutta l’atmosfera dell’opera d’ispirazione, pur dovendola – spesso fortemente – edulcorare.

Di esempi tra bellissime storie a fumetti passate se ne hanno, letteralmente, a bizzeffe.

Si ricordi Il Mistero dei Candelabri (1989) del bravissimo Giovan Battista Carpi, parodia del classico della Letteratura Francese ottocentesca I Miserabili, romanzo intensamente drammatico che narra delle vicende, delle speranze e delle tragedie della plebe parigina dalla Restaurazione ai Moti di Luglio. Ricolmo, nella narrazione, di rappresentazioni della pura crudeltà umana, dell’ossessione folle, infine persino suicida, nel personaggio di Javert, e di guerra, stragi e morti (compresa infine, com’è noto, quella del protagonista Jean Valjean), Carpi riesce ad ammorbidire la spessa drammaticità dell’opera contaminandola nella storia a fumetti con eventi ispirati a un altro grande romanzo francese: I misteri di Parigi di Eugène Sue. Ciononostante, abbiamo un indimenticabile Paperone, qui detto Paperjean, nei panni dell’ex galeotto protagonista, Gambadilegno e Trudy nei ruoli degli avidi locandieri Thènardier e un divertente nonché particolarmente azzeccato Paperino a vestire i panni di Marius Pontmercy.

Il sapore del capolavoro letterario viene a pari restituito, pur estremamente stemperato nel suo intenso dramma.

Abbiamo nel 1992 un altro esempio impossibile da non citare: Topolino e i dolci segreti di Twin Pipps di Mario Volta (con i disegni di Roberto Marini), parodia della più che famosa serie tv I segreti di Twin Peaks, incentrata, nientepopodimeno, che sulle indagini intorno all’assassinio di un’adolescente; indagini che faranno luce sul di lei passato di droga e prostituzione. Una serie, inoltre, diventata celebre per la sua inquietante atmosfera, che sfocia via via nel mistico e nel visionario, tanto da diventare quasi classificabile come horror psicologico.

Pur mantenendo un’atmosfera “da brividi” con Pippo e Topolino come protagonisti che indagano sulla (in questo caso) scomparsa della suddetta ragazza, Volta trova un escamotage per edulcorare il prodotto originale: nella parodia la cittadina di Twin Pipps è famosa per i suoi dolci tipici e la matrice dell’aria di mistero di cui è impregnata è la segretissima ricetta della crema pasticcera di cui sono farciti.

Breaking Bad

Proprio recentemente (nel 2017) abbiamo avuto un ennesimo, assai pregevole caso di una parodia che risulta godibilissima, esilarante e perfettamente coerente con il prodotto originale, pur ruotando questo attorno a temi decisamente destinati a soli adulti.

Alzi la mano chi non conosce Breaking Bad, almeno per sentito dire.

Per farla breve, attenzione… se fate parte di questa sottile fetta di popolazione, nessun problema, ma schizzate via da questa pagina veloci come la luce, perché c’è un mare di spoiler in arrivo!

La serie cult, andata in onda dal 2008 al 2013, segue la curiosa vicenda di Walter White, frustrato professore di chimica, troppo mite e remissivo per imporsi sulla propria difficile quotidianità (stipendio da fame, figlio adolescente disabile, moglie inaspettatamente incinta di un secondogenito), soprattutto una volta raggiunti i cinquant’anni di vita. Una vita spietata al punto da farlo ritrovare malato di cancro ai polmoni, all’improvviso, e con un’aspettativa di sopravvivenza di non più di due anni. Una vita decisamente diversa da quella del cognato Hank, agente della DEA, che ha un tacito rispetto da parte di tutti in famiglia per le sue presunte gesta eroiche al servizio della giustizia, e che può, pare, essere fiero di se stesso.

Vita che ha talvolta coincidenze incredibili: i più sanno, immagino, come le vicende della serie abbiano inizio.

Walter, dopo aver festeggiato i cinquant’anni d’età, e dopo aver scoperto la sua malattia – ma prima di aver trovato il coraggio di avvisare moglie e figlio – si ritrova per caso ad accompagnare il cognato Hank in una retata volta a catturare un piccolo produttore di metanfetamine locale. Quando Walter si ritrova dunque faccia a faccia con un suo ex studente, palesemente entrato nel commercio della droga dopo il diploma, lo stupore è grande, ma non grande al punto che non possa sorgergli un’idea per volgere la situazione a proprio vantaggio.

Arrivato a cinquant’anni, consapevole di averne a disposizione altri due soli, e dopo aver svolto tutta la vita un lavoro nient’affatto gratificante, un uomo non sa più che farsene della morale – soprattutto dopo che ha avuto prova che non serve nemmeno a ingraziarsi gli dèi superi. Quale soluzione più pratica che pensare, da professore di chimica, di mettersi a produrre metanfetamina che il suo ex studente andrà poi a vendere, a patto di evitare di denunciarlo al cognato Hank? Quale soluzione migliore che guadagnare così nei soli due anni rimasti molti più soldi di quanti ne abbia mai guadagnati in una vita facendo l’insegnante, e assicurare così un futuro alla famiglia?

Questa è solo la situazione iniziale, chiaramente.

Il cuore pulsante di Breaking Bad, già contenuto in fondo nello stesso titolo, è l’inesorabile e impensabile processo di metànoia che Walter White subisce. Percorrendo gradino dopo gradino la scalata al successo nel mondo dello spaccio di droga, con l’estremo stupore dell’ex studente/socio Jesse Pinkman, Walt stupisce innanzitutto se stesso. Entrato nella produzione di metanfetamina, tra guadagni finalmente tali da ripagare il diligente impegno, pur tra mille rischi per la propria incolumità e dovendo affrontare gruppi mafiosi e malavita, si scopre essere nel pericolo l’uomo che aveva sempre voluto essere: privo di ogni paura, capace di ottenere tutto ciò che vuole, vincente; al basso costo – dal punto di vista veniale – di diventare manipolatore e via via completamente dimentico della morale.

Tramite la magistrale interpretazione di Bryan Cranston, lo spettatore assiste gradualmente alla mutazione, milione dopo milione, omicidio dopo omicidio, di un remissivo professore di liceo nel boss dello spaccio Heisenberg. Diventando inoltre testimone di come, davvero, spesso siano le persone più insospettabili ad avere in sé geni criminali.

Nonna Papera in: Operazione Bluguette

Torniamo dunque ai fumetti della Disney.

Quale serie tv, che si incentra sullo spaccio di droga, può essere più difficilmente traducibile in una vicenda che ha per protagonisti paperi o topi? Eppure, anche in questo caso, pur mettendo su tavola una storia necessariamente molto diversa dallo stretto punto di vista della trama, Sio è stato capacissimo di stendere una pregevolissima parodia paperizzata di Breaking Bad per i disegni di Nicola Tosolini, in cui i nervi centrali e i meccanismi narrativi, nonché i processi psicologici dei personaggi, sono proprio i medesimi.

Nonna papera 1

A partire dalla scelta del protagonista che veste i panni di Walter White: qual è il papero Disney più adatto a interpretare colui che raggiunge con crescente spietatezza il monopolio del commercio di droga? Dire Paperone è troppo banale. Certo è il papero Disney per antonomasia più spregiudicato e che punta dritto all’obiettivo al punto da giustificare ogni mezzo a favore del fine. Proprio per questo non va bene: Paperone è celebre già a tutti come un tipo simile. Per interpretare colui che è in origine un insospettabile professore, occorre un personaggio altrettanto insospettabile.Nonna papera 2

Dunque, occhio non solo ai professori di chimica, ma occhio anche alle nonne!

(…e occhio anche agli SPOILER, di qui in poi ce ne saranno tantissimi anche relativi alla storia, per chi non l’avesse letta…)

Elvira Coot aka Walter White, Ciccio aka Jesse Pinkman

In Nonna Papera in: Operazione Bluguette (storia che doveva in origine chiamarsi Baking Bread per richiamare ancor più tautologicamente alla serie) la situazione iniziale è dal punto di vista dell’interiorità dei personaggi simile all’incipit di Breaking Bad. Al posto della festa per i cinquant’anni di Walt, abbiamo Nonna Papera con Paperone come ospite a uno dei suoi luculliani pranzi. Un Paperone che fa qui alla lontana le veci del cognato Hank, e che mostra a Nonna Papera/Walt White, quasi deridendola per il pane che lei cuoce faticosamente nel forno di casa, come il pane confezionato che la sua azienda produce gli faccia guadagnare molto, sia in denaro, che in tempo e fatica. Con la stessa subdola invidia data dall’insoddisfazione per le fatiche non ripagate con cui Walt guarda ad Hank, agente stimato e realizzato, Nonna Papera qui guarda a Paperone, pur nel contesto completamente innocente della produzione di pane. Lo vede ricco, che può permettersi di adornarsi delle sue capacità in affari e persin quasi di umiliarla, producendo un pane di infima qualità, senza alcuna fatica. Mentre la nostra nonna, sudando ogni giorno in fattoria, produce un pane di qualità infinitamente maggiore senza venire ripagata, e potendo contare solo sull’aiuto di un completo inetto, Ciccio – il quale finirà per fare un po’ le veci di Jesse Pinkman.

Anche in Breaking Bad il giovane Jesse passa più che talvolta un po’ per l’inetto, ingenuo e poco serio spacciatore/aiutante che serve più a far danni, e spesso in primis tossicodipendente. Eppure avrà un ruolo fondamentale nel lancio sul commercio della Blue Sky, la metanfetamina che Walt inizierà a produrre, di colore blu per via della sua estrema purezza – una purezza che un chimico esperto come Walt è in grado di dare, tratto che porterà la Blue Sky a distinguersi tra tutti gli altri prodotti locali di mediocri cuochi di droga; così come si distinguerà il pane di una cuoca sopraffina come Nonna Papera. Jesse è infatti il responsabile della prima distribuzione della Blue Sky, possedendo già una clientela, pur ristretta, nel momento in cui entra forzatamente in affari con Walt. Benché quest’ultimo prenda quasi sin da subito le redini della situazione, all’inizio non può che affidarsi al suo ex studente, non conoscendo minimamente il commercio nel mondo della droga.

Lo stesso ruolo fondamentale che avrà Ciccio, pur essendo anche in Baking Bread Nonna Papera/Walt a reggere le redini della coppia. E anche qui, Sio troverà un escamotage molto acuto per tradurre una storia di spaccio di droga in un’adatta a ogni età avventura sulla produzione di pane.

Essendo stato fornito da una giovane studentessa di cinema, con l’intento di produrre un film sperimentale sulla vita di un contadino, di uno smartphone collegato costantemente a Periscope (qui detto Paperiscope), Ciccio finirà per filmare in live-stream davanti a migliaia di spettatori la cottura del pane da parte di Nonna Papera. E sarà sempre Ciccio, che, costantemente assonnato come tutti lo conosciamo, compierà l’errore provvidenziale di sbagliare il tipo di farina per l’impasto che la nonna gli aveva chiesto, dandole «Farina di Mirtillo» al posto che «Farina di Armadillo». Essendo la prima una farina più adatta ai dolci, ricca di zuccheri, renderà la pagnotta estremamente più grande e soffice al contatto con i lieviti, e, cosa più importante, nonché ironicamente riferita alla Blue Sky made in White&Pinkman, di colore blu.

Moltissimi spettatori del live-stream di Ciccio, dopo aver assistito alla creazione della pagnotta blu, si presentano alla fattoria di Nonna Papera chiedendone un assaggio e elargendo denaro per poterne avere una. Nonna Papera stessa si accorge, mangiandola, di aver inaspettatamente dato luce a un pane squisito, e così il commercio della Bluguette ha inizio. Nonché, ha inizio un percorso per raggiungere in affari Paperone.

I riferimenti alle prime stagioni di Breaking Bad abbondano: Nonna Papera fa letteralmente il verso a Walter White, sembrando a sua volta un’esperta di chimica, nella vignetta in cui ragiona tra sé e sé su come la farina di mirtillo abbia reagito sui lieviti creando un’enorme pagnotta blu. Il risultato è chiaramente esilarante. Senza contare che il forno in cui si produce la Bluguette è proprio un camper: «Una roulotte-forno che ho costruito negli ultimi mesi. Cercavo un ambiente per panificare», dice Nonna Papera. Così come nelle prime stagioni di Breaking Bad Walter e Jesse cucinano droga in un camper per poter scappare dalla polizia in ogni momento.

È chiarissimo che nella parodia di Sio Nonna Papera non avrebbe avuto alcun motivo razionale per dover cucinare pane in una roulotte; questo elemento si nutre semplicemente del suo essere un palese riferimento. Gli si potrebbe forse imputare una certa gratuità, ma può essere scusata, a mio parere completamente, dal divertimento di cui è infine foriero.

nonna papera

Dalla roulotte-forno al laboratorio di Rockerduck aka Gustavo Fring

Così come in Breaking Bad, nel giro di un paio di stagioni, il commercio di metanfetamina si amplia a tal punto che Walt finirà a produrre la Blue Sky in un laboratorio attrezzatissimo, come dipendente del re dello spaccio di Albuquerque Gustavo Fring, nella storia a fumetti di Sio/Tosolini, per ovvie ragioni di spazio, la situazione si evolverà nel giro di qualche pagina: il successo del pane blu sarà notato da Rockerduck, che assumerà un po’ le vesti proprio di Gus Fring, e che arriverà fino alla fattoria di Nonna Papera per proporle di commercializzare il suo pane a scala industriale. Cosa che porterà il prodotto dritto dritto a un successo nazionale (o internazionale? Per quanto si possa parlare di nazioni nel mondo Disney…), surclassando una volta per tutte le vendite del pane di Paperone.

Nonna Papera si ritrova a sentirsi come Walt: ha avuto quello che voleva, ha mostrato a Paperone chi è e che può persino batterlo, e, finalmente, socia alla pari di Rockerduck, ha nel giro di pochissimi mesi molti più soldi di quanti non sia mai stata in grado di guadagnarne in una vita con il faticoso lavoro in fattoria.

Gli eventi da qui in poi devono necessariamente precipitare: Sio deve contenere in trenta pagine di fumetto gli elementi principali di una serie tv in cinque stagioni dai molteplici episodi, ciascuno di circa cinquanta minuti l’uno. Un’impresa, anche questa, titanica, ma che viene, proprio se si pensa alla sua difficoltà, superata egregiamente.

Sio è certo impossibilitato alla rappresentazione di alcuni contenuti che occupano moltissimi episodi di Breaking Bad: i rischi mortali che Walt e Jesse incontrano, portati per via del commercio di droga a doversi inequivocabilmente scontrare con spietati boss mafiosi. Le continue peripezie di Walt per mantenere separato il mondo dello spaccio, in cui diventa sempre più celebre il nome di Heisenberg, e il mondo in cui è Walter White, padre di famiglia e marito devoto – oltretutto marito di una moglie fin troppo acuta e autoritaria, che spesso lo metterà in seria difficoltà nel mantenere segreta la sua doppia vita. Parallelamente, le peripezie di Jesse per non farsi travolgere dagli eventi in cui il lavoro con Walter lo sta portando e per riuscire a ritagliarsi una vita privata dignitosa.

Questo, dal punto di vista dello spazio è un bene: Nonna Papera, essendo questa la classica storia a fumetti che non considera, chiaramente, il panorama donrosiano, non ha marito e figli con cui mantenere rapporti sereni contemporaneamente alla gestione di un impero commerciale, e una storia Disney non può parlare di mafia messicana. Allora, l’unica cosa che resta ancora da fare a questo punto è intraprendere, come in Breaking Bad, la strada che porterà Nonna Papera/Walt a sbarazzarsi del proprio boss Rockerduck/Gus Fring, per diventare poi l’onnipotente padrona/e del proprio prodotto.

Salire al potere!

Anche qui, siamo in una storia Disney. Dunque non vedremo (anche se ammetto che sarebbe stato epico) un Rockerduck saltato in aria solo per metà che cade a terra sistemandosi la cravatta (e so che ve lo state tutti immaginando…), che il protagonista si vede obbligato a levare di mezzo con uno stratagemma capendo che in caso contrario sarebbe morto lui. Ma ci sarà ugualmente un processo di eliminazione del capo e di presa totale di potere: Nonna Papera scopre casualmente che tutti i soldi che Rockerduck le elargisce come sua parte di guadagno dalla produzione della Bluguette, per quanto le sembrino tantissimi, non sono che una minima parte della metà esatta che Rockerduck aveva promesso e che il contratto prevede. Rockerduck è convinto di potersi fare beffe senza problemi di una nonnina di campagna, ma nel frattempo Nonna Papera, proprio come Walt, è profondamente cambiata: non è più la campagnola che cucina tutto il giorno, è un’affarista di città che si è evoluta e che conosce ormai i trucchi per trattare e non farsi ingannare. Grazie alla conoscenza rapidamente acquisita delle leggi che vincolano i contratti d’affari, si serve di una clausola per cacciare Rockerduck in seguito alla di lui palese frode e prendere di diritto le redini dell’intera società.

Nonna Papera è ora un’affarista senza scrupoli, arricchita a dismisura per la diffusione della Bluguette, e finalmente in grado di autogestirsi, così come Walter White nella quinta stagione. Epica è a mio parere la vignetta in cui la vediamo imponente, potenzialmente cattivissima, dominare lo spazio dalla scrivania in mogano d’argento che ora non reca più le lettere “RK”, ma l’iniziale “E” di Elvira Coot.

nonna papera

Il finale

Proprio come in Breaking Bad la situazione precipita però rapidamente dopo un primo momento di esaltazione: sappiamo come Walt inizi a sentire le difficoltà dell’autoprodursi, e come ceda poi all’insistenza della moglie che, scoperta ormai ogni cosa da qualche tempo, gli intima di smettere. Credendo di avere messo da parte ormai abbastanza soldi, abbandona così il mondo dello spaccio – anche se tutti sappiamo che finirà ad ogni modo tutto molto male.

Nel caso di Baking Bread, chiaramente, la situazione deve raggiungere una fine entro poche pagine. E Sio, acutamente, illustrerà un motivo alla fine molto simile a quello che spinge Walt a finire i suoi giorni (almeno per qualche tempo) da Heisenberg: ovvero sempre la famiglia. Nonna Papera s’imbatte per caso in Ciccio, che è sempre suo socio, a cui ha sempre riconosciuto giustamente il merito di aver lanciato via internet la Bluguette e di aver compiuto l’errore provvidenziale che l’ha creata. Si accorge di quanto sia stanco (Ciccio dichiara di aver dormito appena otto ore la notte prima e di essere forse dimagrito qualche etto) e di quanto stia lavorando da quando il successo è arrivato. Questo le fa tornare in mente che forse sta perdendo di vista le cose davvero fondamentali per lei: cucinare e badare ai suoi cari. Nel giro di poco così la storia volge al suo termine: Nonna Papera si ritira dal mondo degli affari e straccia la ricetta della Bluguette lasciando a bocca asciutta sia Paperone che Rockerduck.

Un finale, sono la prima a dirlo, non di sicuro dei migliori, per quanto la storia in sé sia pregevolissima. È sicuramente frettoloso, ha il sapore di un articolo che deve rientrare nei caratteri stabiliti e che quindi a un certo punto si deve “spicciare”, e non è fortemente motivato. Mi si potrebbe dire che Nonna Papera in fondo è il personaggio buono e dedito ai cari per antonomasia, e che allora il suo comportamento è assolutamente consono. Ma in questa parodia Nonna Papera è alla fine completamente diversa da quella che conosciamo; c’è un ritorno troppo frettoloso e debolmente giustificato ai vecchi valori e sentimenti.

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immagini ©Panini Disney

Ma, c’è un ma: non saprei, con tutta la sincerità, chi, e come, avrebbe potuto trovare un finale migliore. Torniamo a ciò che sin da subito volevo dire con questo articolo: Sio è riuscito a produrre una storia divertentissima e molto efficace dovendo riassumere in trenta pagine una serie di cinque stagioni. È riuscito a proporre un contenuto narrativo che richiama brillantemente a tutti i punti fondamentali del prodotto di origine, che è qui coraggiosissimamente una storia di spaccio di droga e di malavita, ed è riuscito abilissimamente a non dover mostrare né spaccio di droga né malavita. Un esempio dei più recenti, dunque, di come le parodie Disney abbiano questa grandissima capacità, e, in questo caso, un esempio ancora più lampante proprio perché si ispira a una storia di crimine.

Dunque, il finale oggettivamente un po’ debole può essere a mio parere ampiamente scusato. Scrivere una parodia di Breaking Bad in chiave Disney dev’essere una delle imprese più ardue che uno sceneggiatore di Topolino può compiere. E Sio ci è riuscito con successo.

Se qualcuno fosse in grado di trovare anche un buon finale per una buonissima storia che era così difficile da scrivere, allora, davvero, siete bravi a scrivere e immaginare quanto lo è Bryan Cranston a interpretare Walter White! O, dovremmo dire, quanto lo è Nonna Papera?

Un peccato che una scena simile non abbia avuto l’occasione di mostrarsi, ma immaginate una vignetta in cui Elvira Coot urla minacciosa I am the grandma who knocks!!!

E allora non so voi, ma io sogno forse un capitolo due paperizzato in omaggio a questa bellissima serie.

E il massimo sarebbe se, mentre finite di leggere questo articolo, potessi far partire a tutto volume Baby Blue dei Badfinger – e chi ha orecchie per intendere…

Michela Nessi 

Immagini © Disney

 

Michela Nessi

Estimatrice sin dall'infanzia remota dell'opera di Keno Don Hugo Rosa, ha sin dagli otto anni una copia della Saga di Paperon de' Paperoni, dalla copertina ormai in brandelli, sul comodino. Cresciuta in parte volontariamente, in parte per proprietà transitiva, date le passioni di fratelli più grandi e genitori, con il settimanale Topolino, ha deciso che, se c'era un sito per il quale valesse la pena scrivere articoli online su argomenti pop, questo doveva essere VentenniPaperoni.
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