isola misteriosa
Copertina dell’edizione italiana “Albi d’oro” contenente la storia © Disney

Trama: Topolino, ispirato da Charles Linderbergh, decide di costruire un aereoplano e di utilizzarlo. Purtroppo, a causa di una tempesta, il veicolo precipita su un isola, dalla quale il protagonista dovrà fuggire.

Titolo originale: Mickey Mouse Lost on a Desert Island

Sceneggiatura: Walt Disney

Disegni: Ub Iwerks e Win Smith

Data pubblicazione: dal 13/01/1930 al 31/03/1930

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Perchè è una “prima volta”? Perchè è la prima storia a fumetti Disney mai realizzata. Inoltre è la storia di esordio di Topolino e Minni (come comparsa) nel fumetto Disney.

WALT DISNEY NON CREDEVA NELLA RIUSCITA DEL MEDIUM FUMETTISTICO

Questa è una frase da tenere a mente per valutare questa storia, nonostante essa vanti un enorme importanza nel suo ambito a livello storico. Quando l’esordiente Floyd Gottfredson si è proposto di lavorare come disegnatore di fumetti, Disney gli aveva detto che lavorare in quell’ambito non era promettente. Per lui l’animazione era il futuro. Al di là delle facili battute su quanto si sbagliasse, tale visione la si può riscontrare all’interno dei contenuti della storia.

UN MASH-UP DI VECCHIE STORIE E UN CANOVACCIO IN SECONDO PIANO

Per realizzare questa avventura sull’isola misteriosa, Disney ha preso diversi elementi/scene dei suoi vecchi corti e li ha inseriti in questa storia. Oltre al canovaccio della storia, ispirato ad  Alice cans the cannibals (1925), possiamo notare, per esempio, la stessa sequenza iniziale, ispirata a Plane Crazy (1928)oppure alcuni animali dell’isola, provenienti da Jungle Rhytm (1929).

Inoltre, leggendo la storia, sembra che l’autore abbia scelto di usare la trama come mero espediente per mostrarci vari siparietti comici, altro tratto distintivo dei corti d’animazione di Walt Disney, comprese le gag fisiche anatomicamente impossibili.

UN’ ISOLA PERICOLOSA… MA NON TROPPO

Si ha, quindi, un approccio strano alla vicenda: rimaniamo divertiti dal lato comico, ma al contempo non si riesce a percepire del tutto il lato drammatico (considerando i pericoli affrontati dal protagonista).

Inoltre manca una continuità solida tra le varie strisce, seppur ci sia un tema di fondo costante. L’esempio più eclatante di tali difetti rientra nella parte finale, dove, una volta lasciati alle spalle i cannibali, la storia si arena, giungendo poi al momento in cui Topolino torna a casa… senza che ci venga spiegato come ci sia riuscito! (errore corretto dall’editor italiano Nerbini e dal disegnatore Giorgio Scudellari).

A ciò si aggiunge una caratterizzazione del protagonista ancora embrionale, legata ancora al tono naïve della controparte animata, alla quale solo successivamente Gottfredson contribuirà. Tutto ciò si lega al fatto che, probabilmente, questa storia era più appropriata per una lunghezza molto più breve: per l’appunto, un cortometraggio animato.

COMPARTO GRAFICO

Lo stile di Ub Iwerks riesce ad adattarsi al nuovo format, poiché riesce a coniugare bene le sequenze narrative alla lunghezza delle strisce. Le vicende messe in scena sono fluide e dinamiche e, prese singolarmente, risultano sempre complete.

Il disegno di Iwerks è caratterizzato da figure caricaturali e affusolate, soprattutto riguardo gli arti dei personaggi e il muso del protagonista. Il contributo di Win Smith all’inchiostrazione permette una maggior resa di personaggi e ambienti, grazie a dei tratti leggermente marcati. L’unico neo, seppur risibile, è il fatto che in alcune scene il disegnatore abbia commesso degli errori sulle proporzioni (ad esempio la sequenza degli animali in fuga dalla puzzola).

Piccola curiosità: l’ispirazione di Topolino a Linderbergh viene resa in maniera maggiormente fumettistica grazie al baloon che raffigura il sogno del protagonista, invece che alternare le immagini dei due tramite montaggio come in Plane Crazy.

IN CONCLUSIONE

È chiaro che questa storia sia sostanzialmente un esperimento a cui l’autore non dava troppo credito, e in quanto tale si porta dietro tutti i pro e i contro del caso. Col senno di poi questa storia non è invecchiata del tutto bene. Tuttavia questo può essere un punto a favore: è importante conoscerla per comprendere quanto il fumetto Disney si sia evoluto dal 1930 ad oggi.

Guido Romeo

Guido Romeo

Amante della settima e nona arte, avvicinatosi ad esse grazie alla Disney, il sottoscritto è un umile piccolo uomo che vuole mettersi in gioco in segno di gratitudine a questo piccolo grande universo narrativo.