Fenomenologia di Fenton Paperconchiglia

La mamma è sempre la mamma

Ognuno di voi ha una mamma. A meno che non siate Junior, il figlio di Schwarzenneger nel film con Danny DeVito, oppure (tanto per rimanere in tema) dei namecciani.

La presenza (ma anche l’assenza) di una figura genitoriale influenza notevolmente la nostra esistenza: può renderci più o meno indipendenti, più o meno desiderosi di affetto, sia per quanto riguarda il darlo che il riceverlo. Può dire molto sul nostro carattere: paurosi, intraprendenti, amanti del relax, spendaccioni, lussureggianti e così via. Questo discorso può valere anche sui nostri personali gusti, dalla musica alla politica, passando per la letteratura, i programmi in tv, la squadra per cui tifare. Insomma, la mamma rischia di decidere per noi su parecchi argomenti anche se non ce ne rendiamo conto.

Fenton Paperconchiglia sa di avere una mamma che gli vuole bene, ma non come vorrebbe lui. Vivendo in una roulotte abbastanza lurida, per di più spiaggiata in una zona vuota di Paperopoli, Fenton ha un’autostima ridotta all’osso: succede quando intorno a te vedi solo disordine, sporcizia e nessuna voglia di rimettere di rimettere a posto. Per la signora Paperconchiglia la cosa più importante al mondo è lo sceneggiato in televisione, sperando che l’antenna prenda bene. Non è una donna cattiva o malvagia, semplicemente una donna stanca di vivere, senza un marito, lasciando che la sua vita scorra attraverso il tubo catodico anziché da ciò che si trova fuori dalla porta. Fenton soffre molto per questo: quante volte vorrebbe l’approvazione di sua madre, o una frase come: “sono fiera di te!”

Nessuno mi fermerà!

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Fenton odia questa vita così vuota: lui vorrebbe un mondo diverso, pieno di avventure e di curiosità. Lui, che nella vita ha imparato solo a contare (facendolo con una abilità impressionante), ha talmente paura di perdere ciò che ha di buono intorno a sé da riuscire a rovinare qualsiasi cosa, rischiando appunto di perdere tutto. Ma il nostro papero ha una qualità che non si trova facilmente: non si arrende. La luce della speranza è sempre accesa in lui. Sa di essere il primo freno di sé stesso, ma sa anche che, comunque vadano le cose, dovrà affrontare ogni difficoltà. Pure se la mancanza di sicurezza, la titubanza e il suo modo di presentarsi (giacca indaco, panciotto verde e camicia gialla con cravatta viola) non giocano certo a suo favore.

Quando fa la sua prima apparizione in DuckTales sogna una vita con Paperon de Paperoni. No, non è gay, semplicemente vede il papero più ricco al mondo come un lasciapassare per vivere una vita piena di avventure e conoscere nuove persone. Si presenta a lui in modo scalcinato, e Paperone non si fa scrupoli a cacciarlo via. Fenton insiste, insiste, insiste anche quando è chiaro a tutti che non ce la farà mai. Alla fine Paperone non ne può più e gli dà una chance, Fenton riesce a contare tutto il denaro del deposito in pochissimo tempo, dimostrando tutto il suo valore. Il papero esce dal guscio, può tirare la testa fuori e sognare in grande. Riesce addirittura a fidanzarsi con la bellissima Gandra Dee, inarrivabile quando era senza fiducia in sè.

Chi sono io?
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Incantesimo: è proprio ciò che succede a lui. Come può un papero impaurito dalla vita trasformarsi in un supereroe carico di forza, sicurezza e responsabilità? Succede tutto per sbaglio, o per magia, quando Fenton pronuncia per la prima volta la parola “incantesimo”, e nel laboratorio di Archimede nacque uno dei supereroi più strani della storia, ovvero Robopap, il superpapero con il libretto delle istruzioni. Robopap segna un cambiamento epocale nella sua vita: non bastavano le avventure con la famiglia de Paperoni, adesso c’era anche da combattere il crimine. Serve un carattere diverso: più deciso, più freddo, più sicuro, più astuto. Insomma, più tutto. Fenton si trasforma in Robopap non solo indossando un’armatura e stando in bilico su una ruota, ma diventa proprio una persona nuova.

Per lui è difficile sopportare questa pressione: nessuno crede che un papero come lui possa essere un eroe. Al di là del solito problema del non poter rivelare la propria identità segreta, Fenton è confuso: da una parte la voglia di urlare al mondo di essere riuscito dove prima non avrebbe mai potuto sperare, dove nessun altro era mai arrivato prima; dall’altra il dover sopportare la pressione di dover essere sempre Robopap, e non sé stesso, come se essere Fenton Paperconchiglia fosse sbagliato. Come se essere lui sia stato l’errore più grosso della sua vita. Nel dubbio sceglie di restare anonimo (solo Paperone conosce la sua identità) e rimane quasi sollevato quando è Jet McQuack a dover dissuadere gli altri che non è lui Robopap.

Cosa ci insegna Fenton Paperconchiglia? Semplice: ognuno di noi vive momenti di debolezza. Quante volte sentiamo che è tutto finito, che tutto ci rema contro e niente potrà risolvere alcunché? Fenton vive in una roulotte con una mamma che pensa solo alle telenovelas, ha un lavoro da contatore di fagioli, una vita monotona e senza spiragli avanti a sé. E poi? Poi le cose possono cambiare. Perché volere è potere, anche quando sembra difficile. In questi tempi è più facile arrendersi che combattere. Se può combattere uno come lui, e vincere, figuriamoci voi.

Dario Lombardi

Immagini © Disney

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