Sergej Ėjzenštejn e Walt Disney. What if?

Sergej Ėjzenštejn e Walt Disney. Per chi non lo sapesse, il primo è stato uno dei primi “tuttofare” cinematografici russi, autore dell’ormai celebre Corazzata Potëmkin di fantozziana memoria; il secondo, ca va sans dire, è semplicemente il padre di quasi tutte le creature che tanto ci hanno allietato l’infanzia a colpi di celluloide e fumetti.

Due personaggi diversi, opposti oseremmo dire: se il sognante Sergej ha rappresentato un vessillo della propaganda rivoluzionaria sovietica, il buon vecchio Walt non si poteva dire avesse simpatie analoghe, anzi.

Eppure, questi due giganti non solo hanno avuto occasione di incontrarsi, ma anche di scambiarsi elogi vicendevoli.

Durante una breve parentesi hollywoodiana, infatti, il regista sovietico incrociò la sua strada con quella del papà di Topolino, paventando anche un certo timore reverenziale che non mancò di riportare nel suo saggio, intitolato eloquentemente “Walt Disney“.

ejsenstein disney

Il dubbio che emerge timidamente dopo questo aneddoto è: cosa ne sarebbe stato del destino di paperi e topi coinvolti in una eventuale collaborazione tra yankee e bolscevichi? Premessa: è chiaro che si tratti di divagazioni utopistiche e inverosimili, ma del resto, chi più del buon Walt può esortare alla fantasticheria? Ad ogni modo, ecco una manciata di spunti mancati per un universo Disney più “intercontinentale”:

  • CINEMATOGRAFIA DEDICATA

Un arricchimento della produzione audiovisiva in chiave russa avrebbe rappresentato una interessante digressione sul tema; facile immaginare i vari “La corazzata Topemkin“, “Paperingrad“, “Paperogarin: primo nello spazio” e decine di altre pellicole, classiche e non, che avrebbero di sicuro solleticato la fantasia dei pennaioli più smaliziati o qualche sceneggiatore in vena, se non altro per la sfida di rendere fruibili e leggere storie che alla base si compongono di tematiche importanti e, in alcuni casi, decisamente ostiche.

  • SPUNTI LETTERARI

Impossibile ignorare la produzione autoriale di romanzi e racconti provenienti dalla terra delle steppe, eppure di conversioni disneyane a riguardo se ne sono lette o viste ben poche (tra le poche parodie storiche, ci si ricorda solo del guizzo di Giovan Battista Carpi in un Guerra e pace ambientato nel mondo dei paperi). Un eventuale sodalizio con il visionario Sergei forse avrebbe spianato la strada alle reinterpretazioni di Dostoevskij, Tolstoj e tanti altri gioiellini della carta stampata che avrebbero permesso ai nostri paperi preferiti di infilare le galosce alla volta delle campagne innevate del Caucaso.

  • DISEGNENSTEJN

Tra le altre innumerevoli attività, il cineasta russo aveva anche l’abitudine di improvvisarsi illustratore: più che storie, era propenso a rappresentare pensieri estemporanei, destrutturati e possibili forieri di idee da imprimere su pellicola; rimane però affascinante, sempre nell’ambito dei “sogni impossibili”, immaginare come una utopica sinergia col maestro Walt avrebbe potuto spronare il regista a realizzare personalmente i soggetti delle sue storie. Anche perché, come si può notare, aveva una certa simpatia per gli animali antropomorfi.

eisenstein art
Sergej Michajlovič Ėjzenštejn: Esami – 1913

Ad una visione politicamente asettica in questa comparazione dei due talenti, appare davvero strano pensare che due artisti, così innovativi, assidui e influenti nella loro estrosità (entrambi alla propria maniera), non abbiano mai trovato un punto d’incontro utile ad unire le loro fantasie. Di certo, le evidenti tensioni sociopolitiche tra quelle che erano le due potenze mondiali più rilevanti dell’epoca, hanno creato pesanti ostacoli ad una possibile sinergia creativa; se a questo aggiungiamo la breve e amara esperienza di Ėjzenštejn sul suolo americano (abbandonò per divergenze i set della Paramount dopo soli sei mesi, recandosi poi in Messico), si possono trarre conclusioni più lucide riguardo questo bizzarro e fugace incontro tra due geni dai talenti forse fin troppo marcati per poter essere davvero capaci di spalleggiarsi. L’augurio per i lettori è che qualche penna intraprendente, prima o poi, si renda conto della sconfinata produzione artistica dell’Est Europa e ne attinga per ricavarne delle gustose rivisitazioni in salsa topo-paperesca. Chissà se, proprio in questo momento, qualcuno non ci stia già rimuginando…

Aureliano Perrotti

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